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Chi sono le Fate ?

(tratto da : Fate, di Brian Froud e Alan Lee)

 

La mitologia norvegese racconta che le larve che uscirono dal cadavere del gigante Ymir

 si trasformarono in elfi della luce ed elfi delle tenebre.

Gli elfi della luce, che vivono nell’aria, sono creature buone e felici; gli elfi delle tenebre,

 i cui domini sono sottoterra, sono di carnagione scura e cattivi ed hanno influssi malefici.


La versione islandese, invece, dice che Eva stava lavando tutti i suoi figli in riva al fiume, quando Dio le parlò.

Piena di paura e di sgomento, Eva nascose i bambini che non aveva ancora lavato.


Dio le chiese se tutti i suoi figli erano lì: Eva rispose che c’erano tutti.


Dio allora dichiarò che quelli che gli aveva nascosti, sarebbero stati nascosti anche agli uomini.


Questi bambini nascosti divennero gli elfi e le fate.

Il termine fata deriva dall’antico “faunoe o fatuoe” che nella mitologia pagana indicava le compagne dei fauni,

creature dotate del potere di predire il futuro e di soprassedere agli eventi umani.


La denominazione fata deriva anche da “fatica”, parola che nel medioevo fu sinonimo di “donna selvatica” cioè di donna dei

 boschi, delle acque e, in genere, del mondo naturale.
 

Le fate sono esseri soprannaturali dotati di potere magico grazie al quale possono cambiare aspetto e

 farlo cambiare agli altri.

Frequentano caverne, rocce, colline, boschi e sorgenti; sono pronte a correre in aiuto degli innocenti e dei perseguitati;

riparano torti, vendicano offese, ma possono essere anche maligne e vendicative.

l’aspetto delle fate

La descrizione dell'aspetto delle fate varia di leggenda in leggenda, di racconto in racconto.

 Solitamente nell'immaginario collettivo le fate sono piccole creature con sembianza di donna ,

 solitamente con braccia e gambe particolarmente lunghe e sproporzionate rispetto al resto del corpo. Vi sono però varie descrizioni divers

e dell'aspetto delle fate.

 Le fate sono tutte di sesso femminile ed hanno le sembianze di una donna non molto alta e molto gracile

dalla pelle chiarissima, quasi perlacea. Il loro abbigliamento è quello tipico delle donne del XIV e XV secolo con il caratteristico Hennin (ovvero un lungo cappello conico o a tronco di cono) ed abiti molto pomposi e ricchi.

Tutto questo sfarzo si può spiegare alla luce della loro indole vanitosa e permalosa,

che le spinge a voler nascondere i propri difetti dietro broccati e gioielli.

 Così portano gonne lunghissime per coprire eventuali deformità (quasi ogni fata presenta infatti una parte del corpo bovina o caprina, come code, zoccoli ed alcune persino la testa) e cappelli lunghissimi per sembrare più alte.

Dove si trova il regno delle fate?

La sua posizione è sfuggente. A volte è appena sopra la linea dell’orizzonte, altre sotto i nostri piedi.
Avalon è probabilmente l’isola delle fate più famosa.
Il leggendario re Artù fu portato nella terra delle fate, ferito a morte, per essere curato da quattro regine delle fate. Si crede che Artù giaccia ancora, con i suoi cavalieri, nel cuore di una collina immaginaria, immerso in un sonno profondo da cui si sveglierà nell’ora del bisogno per governare di nuovo le sue terre.
Terrapieni, forti e colli antichi sono le dimore tradizionali delle fate. Di notte le colline abitate dalle fate si vedono spesso risplendere di miriadi di luci scintillanti.
Se le fate sono riluttanti ad uscire dalle loro colline, si può scoprire l’entrata camminando nove volte intorno alla collina con la luna piena. La via d’ingresso verrà allora rivelata. Chi non osa entrare nella dimora delle fate può appoggiare l’orecchio contro il terreno e forse sarà premiato dalle musiche e dai canti delle loro feste.
Oltre che come dimora, le colline cave sono usate come nascondiglio dell’oro e spesso anche come luogo di sepoltura.

( www.wikipedia.it)

Le fate vivono molto a lungo, ed una volta che finiscono la loro vita non muoiono, ma si incantano nei propri palazzi dove restano per l'eternità (da Perrault).
Nonostante, quindi, possano raggiungere età molto avanzate, hanno la possibilità di mostrarsi sotto qualsiasi spoglia esse vogliano, che sia di bambina ( da Collodi), di giovane o di anziana. Hanno infatti pieni poteri di trasformarsi in ciò che vogliono.

 

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